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Bugo
al Norman
Sabato 18 gennaio 2003

Cinicamente antitetico al genere di perbenismo da alta classifica che la sua nuova label sponsorizza a piene mani, Bugo si presenta timido e strafottente in mezzo ad un pubblico di alternativi (ex-fan e neofiti) pronti a stroncarlo od osannarlo senza tante vie di mezzo. Beck italiano, già sai. La solita risposta ad una domanda che nessuno si era posto. E invece no, Bugo NON ha il carisma intellettuale da ipertamarro che, associato ad una bella faccia che Bugo NON ha in dotazione, permette a certi americani di rimorchiare reginette del cinema indipendente; salvo poi chiudere la storia e scrivere un disco catartico e deprimente di neo-folkettino del cavolo. Che speriamo Bugo NON scriva mai. Il signor Christian Bugatti indulge invece nelle Storie Di Ordinaria Follia che la vita di tutti i giorni in una squallida cittadina di provincia dispensa a piene mani. Non servono citazioni, basta la tracklist. Metà acustica, metà elettrica, sempre scalcinata. A volte uno strano rap basilare e becero, altre volte un canto sgraziato ed irresistibile. O magari quel genere di falsettino. "da buon esperto di moda, quale io sono…", intonata come se fosse Grignani... Lo fa e lo dice. Dal Lo-Fi al Ci-Sei. Sapendo che Ci si può Essere anche nel Lo-Fi. Come religione, come escamotage, come unica scelta possibile

Distorto, dissonante, assolutamente low-fi, checchè ne voglia dire il geniale titolo, Bugo cocciutamente ripropone i suoi temi fissi, i suoi giochi di parole, le sue ovvietà sconcertanti, come in "Piede sulla merda". La musica è sempre un rock melodico molto anti-melodico.

Bugo rasenta spesso la genialità, magari poco gentile, ma assolutamente imperdibile (ormai l'ho ascoltato parecchie volte, ma non riesco a dare un senso alle risate che spargo ogni volta che viene pronunciata la frase "Esce la prima con la carta in testa, siccome è la prima è amore a prima vista").

Pretendere che la gente si appassioni al Bugo o che canti a squarciagola le sue canzoni ai concerti è utopia, anzi è proprio ingiustizia; il mondo del Bugo è sgraziato, incostante, per molti assolutamente inutile e frivolo. Rumore allo stato puro, fastidio allo stato puro. Si, per molti è così: è così grave se dico di interessarmi poco a questi molti? Non pretendere e gustare in questi casi è forse meglio. A me basta essere consapevole che dal Bugo che cantava "Il cellulare è scarico, per le strade è il panico" a questo che gorgheggia "Se sei casalingo ami il fuoco del fornello come me" è passata pochissima luce.

 

by pantu


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